12 creste d'onda,
su tutte salto soul,
miracolose restano irte,
bianca spuma le colora di meringhe,
ci cammino sopra cercando i tuoi occhi,
ettu sei là come sempre,
colore granito contrastata cornice,
naturale epilogo al mio quadro epico,
di surfista improvvisato,
discesa felice nelle tue braccia,
che mi accolgono ancora asciutte dopo 12 memorabili anni.
Accompagnami ancora avventura, sulla stessa tavola,
scivoliamo sull'onda che ancora deve arrivare.
D'un tratto il vento, chiamati gli spruzzi salati
bagnano la carta e le parole,
liete per inatteso destino,
come pescioni salutano guizzando,
questa magica dozzina,
dodici anni trascorsi con te.
L
venerdì 13 gennaio 2012
mercoledì 28 luglio 2010
Il Principato
Il nostro direttore, come omai quasi tutti sanno, é confinato in una terra ostile dominata da un principe leggermente sovrappeso che vessa i propri sudditi con le sue fotografie appese anche in luoghi che dovrebbero invogliare alla riflessione come les toilettes.
Tale sovrano osserva dalle foto di tutti i formati con aria impassibile e sorriso da Mona Lisa i propri sudditi, con un'espressione neutra che nasconde tutta la suburra e il sudiciume che sono propri del piccolo suo regno.
Il direttore é costretto a svolgere in tale luogo un'attività particolare di realizzatore di grossi buchi, dalle dimensioni spaventevoli per sbarcare il lunario, tenuto conto che l'attività editoriale purtroppo non ha sortito ancora la rendita agognata e il benessere adeguato alla caratura morale del nostro.
Egli dunque si trova, suo malgrado, ad avere a che fare con numerosi personaggi che fanno parte dell'ambiente delle costruzioni e dei lavori pubblici.
Essi costituiscono continua fonte di ispirazione per il nostro leader maximo: é la comedie humaine che si svolge sotto i suoi occhi
martedì 4 maggio 2010
Che ci faccio qui
Mi sono quasi dimentito come fare ad entrare dentro al mio blog.
Sono qui in questo strano posto da solo, completamente solo.
Casa mi sembra una prigione, eppure sono in uno dei posti più esclusivi
del mondo. Che ti escludono dalla realtà.
Mi occupo di far funzionare una piccola impresa locale che fa grossi buchi
e li consolida con opere poetiche come micropali o paratie.
Fin da quando ero piccolo, non sognavo altro che far buchi in un Principato.
Adesso il sogno si é avverato e ne sono prigoniero.
Sono qui in questo strano posto da solo, completamente solo.
Casa mi sembra una prigione, eppure sono in uno dei posti più esclusivi
del mondo. Che ti escludono dalla realtà.
Mi occupo di far funzionare una piccola impresa locale che fa grossi buchi
e li consolida con opere poetiche come micropali o paratie.
Fin da quando ero piccolo, non sognavo altro che far buchi in un Principato.
Adesso il sogno si é avverato e ne sono prigoniero.
giovedì 6 agosto 2009
40 ANNI
States, wedding in Chicago, dormito tra le sequoie nel Big Sur, celebrato da amici e parenti.
Torno a scrivere, perchè non riesco a dormire.
Mulinano nel crapone immagini, pensieri e come sempre niente mi gratifica di più che viaggiare.
Il resto è bello ma viaggiare è super.
Anche solo mangiare il frugale pasto durante il volo intercontinentale con il lusso di potersi guardare qualche film senza interruzioni, uno di seguito all'altro, è una estrema goduria.
E' stato eccitante arrivare a Las Vegas, dal deserto e dopo lungo viaggio con grande Suv americano.
E' un altro pianeta, sembra di camminare su Marte, il caldo asciutto ma intensissimo che ti assale appena esci dagli alberghi città, la massa di gente che cammina senza meta marziani terrestri, lo squallore dei chicanos che offrono ragazze, la monorail che non si trova mai, le persone che perdono la cognizione del tempo e di se stessi e schiacciano il bottone della slot abbrutiti da alcool e fumo, il cielo finto del Paris e la band che suona Wonderwall.
I giochi d'acqua del Bellagio, visti quando tutto finisce.
Chicago è stato casa Berzeri, l'affetto della famiglia Wernz, un matrimonio da ubriacarsi, una partita di baseball memorabile, la coda alla Sears Tower, scoprire l'eleganza di alcune costruzioni, i grattacieli splendenti che camminano sulla spiaggia del lago Michigan, le mille biciclette che affollano Lakeshore Drive, la popolazione che si scopre per onorare l'estate magica, gli hamburger custom made con la musica a palla, le mini birre, il Days Inn, Lorenzo che prepara la colazione a Francesco con distratta amorevolezza, lo sguardo di Francesca, la piazza del Chicago History Museum dove corrono i bambini, le vacanze che ancora non sono finite, l'amicizia di mio cognato Marcello, bambini come i Berzeri che giocano a basket meglio di me, la quieta passeggiata fatta con Francesco appena svegliato per andare alla cerimonia di Matt e Jackie, rendersi conto che, come nei film, gli americani stanno nel portico con la birra in mano e con i giochi dei figli sul prato innaffiato dagli spruzzi, la città appartiene a tutti, si entra senza temere di essere mai fuori posto, le coppie gay che popolano il nostro albergo e che mangiano come leopardi a colazione, la mancanza di cattiveria nella tifoseria dei Cubs, la gioiosa noia condivisa del gioco del baseball, il piacere troppo veloce del Millenium Park, la frenesia di fotografare, guardare i grandi e magici occhi di mio figlio Lorenzo che mi colpiscono a fondo perchè è così grande la sua gioia nel vedere le cose nuove e condividere con lui questo unico momento.
Il suo pianto quando la magia per un attimo svanisce nel momento del ritorno.
La mia stupida e infantile commozione quando brindo con gli amici per festeggiare i miei primi gloriosi 40 anni.
Torno a scrivere, perchè non riesco a dormire.
Mulinano nel crapone immagini, pensieri e come sempre niente mi gratifica di più che viaggiare.
Il resto è bello ma viaggiare è super.
Anche solo mangiare il frugale pasto durante il volo intercontinentale con il lusso di potersi guardare qualche film senza interruzioni, uno di seguito all'altro, è una estrema goduria.
E' stato eccitante arrivare a Las Vegas, dal deserto e dopo lungo viaggio con grande Suv americano.
E' un altro pianeta, sembra di camminare su Marte, il caldo asciutto ma intensissimo che ti assale appena esci dagli alberghi città, la massa di gente che cammina senza meta marziani terrestri, lo squallore dei chicanos che offrono ragazze, la monorail che non si trova mai, le persone che perdono la cognizione del tempo e di se stessi e schiacciano il bottone della slot abbrutiti da alcool e fumo, il cielo finto del Paris e la band che suona Wonderwall.
I giochi d'acqua del Bellagio, visti quando tutto finisce.
Chicago è stato casa Berzeri, l'affetto della famiglia Wernz, un matrimonio da ubriacarsi, una partita di baseball memorabile, la coda alla Sears Tower, scoprire l'eleganza di alcune costruzioni, i grattacieli splendenti che camminano sulla spiaggia del lago Michigan, le mille biciclette che affollano Lakeshore Drive, la popolazione che si scopre per onorare l'estate magica, gli hamburger custom made con la musica a palla, le mini birre, il Days Inn, Lorenzo che prepara la colazione a Francesco con distratta amorevolezza, lo sguardo di Francesca, la piazza del Chicago History Museum dove corrono i bambini, le vacanze che ancora non sono finite, l'amicizia di mio cognato Marcello, bambini come i Berzeri che giocano a basket meglio di me, la quieta passeggiata fatta con Francesco appena svegliato per andare alla cerimonia di Matt e Jackie, rendersi conto che, come nei film, gli americani stanno nel portico con la birra in mano e con i giochi dei figli sul prato innaffiato dagli spruzzi, la città appartiene a tutti, si entra senza temere di essere mai fuori posto, le coppie gay che popolano il nostro albergo e che mangiano come leopardi a colazione, la mancanza di cattiveria nella tifoseria dei Cubs, la gioiosa noia condivisa del gioco del baseball, il piacere troppo veloce del Millenium Park, la frenesia di fotografare, guardare i grandi e magici occhi di mio figlio Lorenzo che mi colpiscono a fondo perchè è così grande la sua gioia nel vedere le cose nuove e condividere con lui questo unico momento.
Il suo pianto quando la magia per un attimo svanisce nel momento del ritorno.
La mia stupida e infantile commozione quando brindo con gli amici per festeggiare i miei primi gloriosi 40 anni.
martedì 25 novembre 2008
MOSTRUOSO TALENTO
Durante una delle sue frequenti
peregrinazioni in luoghi d'arte,
il nostro direttore, come al solito
attento a non farsi sfuggire
ghiotte occasioni di giovani
talenti, è rimasto folgorato dal dipinto
qui raffigurato.
Come gli attenti lettori potranno
notare trattasi di pittura di
livello eccelso: si notino i magistrali colpi
di pennello, la capacità di restituire l'espressività del soggetto
raffigurato, la drammaticità del cromatismo e soprattutto
il sopraffino tratto pittorico che conferisce all'insieme
quella organicità che è tipica dei capolavori.
Inoltre è innegabile la straziante verità che
scaturisce dall'osservazione attenta del soggetto,
una figura in cui il colore rosso significa dolore e
desiderio di vendetta, il blu composta disperazione
e il cielo striato di tutti i colori l'avvenire colmo di sensazioni
e accadimenti tragici.
Dato quindi per certo il mostruoso talento
che è proprio dell'autore del dipinto raffigurato,
si tratta adesso di fare appello all'amore per l'arte
dei lettori del Sudiciume che so essere smisurato.
Vogliamo lasciare morire di fame un artista
che per maestria è accomunabile a Gaugin,
un giovane genio che d'ora in poi vorrei
fosse chiamato col suo nome proprio e cioè MAESTRO.
Insomma l'opera d'arte è visibile nella galleria privata
del maestro sita in St Jean Cap Ferrat, ore pasti, no perditempo.
Anche se il direttore rifugge l'aspetto venale
e schifa la banconota di valuta forte,
si prodiga cionondimeno alla divulgazione
del messaggio pittorico alto e proprio
perché alto, commisurata deve essere la sua quotazione.
Per tale ragione il prezzo a base d'asta è fissato in 150.000,00 euri
che francamente servirebbero per comprare una cornice degna
dell'opera in essa contenuta.
Attendiamo dunque le offerte dei lettori del Sudiciume
che son sicuro arriveranno numerose e generose come al solito.
Il vostro.
giovedì 2 ottobre 2008
EXPO 2015
Il direttore quale cittadino onorario
del capoluogo lombardo ha accolto con sommo piacere
la notizia dell'assegnazione da parte degli organismi competenti
dell'esposizione universale da tenersi in Milano nel 2015.
Una migliore scelta non si poteva fare.
La capitale morale, l'industriosa città,
il sobrio ed elegante centro del settentrione
dà lustro all'Italia tutta.
Non c'è dubbio che tutte le altre città
della penisola guardano a Milano come ad un esempio
da imitare con i servizi che funzionano,
un comune che più che un'istituzione
è un amico fraterno, un sindaco che più che un pubblico ufficiale
è una zia comprensiva ed affettuosa, una coscienza civile
che costituisce modello in tutta Europa.
Il Sudiciume reloaded quindi non può che unirsi
al coro dei grandi estimatori del capoluogo lombardo
e del suo spirito meneghino: tuttavia una domanda
tormenta ormai dalla data di assegnazione il nostro
direttore che come al solito, data la sua profonda sensibilità, costituisce
cartina tornasole per buona parte dei dubbi ancestrali dei suoi lettori.
Questo quesito che nasce da un travaglio interiore e da una profonda analisi
del fenomeno EXPO, continua a ripresentarsi nella mente della nostra guida
quasi come i peperoni trangugiati a cena, questa domanda assilla la mente
fertile e fervida del nostro leader, ne impedisce quasi qualsiasi altro ragionamento
impedendogli nelle ore notturne il sonno ristoratore.
Poichè Il Sudiciume è da sempre arena di confronto democratico, il direttore
abusando del suo illimitato potere osa sottoporlo all'attenzione dei suoi
lettori perchè essi possano esprimere liberamente i loro commenti al proposito
e liberare finalmente il direttore da tale tormento trasformandolo in estasi.
Ecco come un afflato romantico, la domanda che vaga nell'aire si concretizza nelle
seguenti righe:
"Ma all'Expo, noi, che cazzo esponiamo???"
Ecco finalmente l'esorcismo è avvenuto, il beluino travaglio
ha lasciato spazio alla quiete e alla riflessione.
Il direttore, da notorio precursore, lascia dunque ai lettori
l'iniziativa nella ricerca delle risposte e assoluta libertà nelle proposte.
A presto dunque con nuove sfide per le brillanti menti degli affezionati abbonati.
del capoluogo lombardo ha accolto con sommo piacere
la notizia dell'assegnazione da parte degli organismi competenti
dell'esposizione universale da tenersi in Milano nel 2015.
Una migliore scelta non si poteva fare.
La capitale morale, l'industriosa città,
il sobrio ed elegante centro del settentrione
dà lustro all'Italia tutta.
Non c'è dubbio che tutte le altre città
della penisola guardano a Milano come ad un esempio
da imitare con i servizi che funzionano,
un comune che più che un'istituzione
è un amico fraterno, un sindaco che più che un pubblico ufficiale
è una zia comprensiva ed affettuosa, una coscienza civile
che costituisce modello in tutta Europa.
Il Sudiciume reloaded quindi non può che unirsi
al coro dei grandi estimatori del capoluogo lombardo
e del suo spirito meneghino: tuttavia una domanda
tormenta ormai dalla data di assegnazione il nostro
direttore che come al solito, data la sua profonda sensibilità, costituisce
cartina tornasole per buona parte dei dubbi ancestrali dei suoi lettori.
Questo quesito che nasce da un travaglio interiore e da una profonda analisi
del fenomeno EXPO, continua a ripresentarsi nella mente della nostra guida
quasi come i peperoni trangugiati a cena, questa domanda assilla la mente
fertile e fervida del nostro leader, ne impedisce quasi qualsiasi altro ragionamento
impedendogli nelle ore notturne il sonno ristoratore.
Poichè Il Sudiciume è da sempre arena di confronto democratico, il direttore
abusando del suo illimitato potere osa sottoporlo all'attenzione dei suoi
lettori perchè essi possano esprimere liberamente i loro commenti al proposito
e liberare finalmente il direttore da tale tormento trasformandolo in estasi.
Ecco come un afflato romantico, la domanda che vaga nell'aire si concretizza nelle
seguenti righe:
"Ma all'Expo, noi, che cazzo esponiamo???"
Ecco finalmente l'esorcismo è avvenuto, il beluino travaglio
ha lasciato spazio alla quiete e alla riflessione.
Il direttore, da notorio precursore, lascia dunque ai lettori
l'iniziativa nella ricerca delle risposte e assoluta libertà nelle proposte.
A presto dunque con nuove sfide per le brillanti menti degli affezionati abbonati.
mercoledì 21 maggio 2008
Nessuno più ci guarda ma noi abbiamo le stelle dalla nostra parte

E' il titolo della canzone che sto scrivendo.
Le note le ho tirate giù come con il tiro al piccione.
Spennacchiate son venute giù, e fischiando sono atterrate.
Non sono le note più nobili del mondo, ma suonano veraci.
Di parole non ne ho molte,
si sono stufate di me,
mi hanno gradualmente abbandonato,
lasciandomi solo sul mottarozzo a guardarle
precipitare giù.
Qualcuna è rimasta incastrata sull'orlo del precipizio.
La paura ha fatto cambiare loro di significato.
Avevo salvato "Stelle" e son diventate "Cadenti"
Avevo salvato "Cuore" e si è trasformato in Crepacuore!
Avevo salvato anche "te" ma tu non ci sei più.
Nessuno ci guarda più ma noi abbiamo le stelle dalla nostra parte.
Le note le ho tirate giù come con il tiro al piccione.
Spennacchiate son venute giù, e fischiando sono atterrate.
Non sono le note più nobili del mondo, ma suonano veraci.
Di parole non ne ho molte,
si sono stufate di me,
mi hanno gradualmente abbandonato,
lasciandomi solo sul mottarozzo a guardarle
precipitare giù.
Qualcuna è rimasta incastrata sull'orlo del precipizio.
La paura ha fatto cambiare loro di significato.
Avevo salvato "Stelle" e son diventate "Cadenti"
Avevo salvato "Cuore" e si è trasformato in Crepacuore!
Avevo salvato anche "te" ma tu non ci sei più.
Nessuno ci guarda più ma noi abbiamo le stelle dalla nostra parte.
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